Rugby

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Il rugby, gioco di contatto e combattimento, si è modificato negli ultimi venti anni sotto il profilo atletico, aumentando in fisicità e velocità. La pratica di questo sport richiede l’alternanza di diverse fasi: da una connotazione prettamente aerobica, passa a momenti dal carattere più statico con una componente anaerobica. Il tipo di attività richiede perciò il mantenimento e il recupero delle masse muscolari, per ripristinare i danni prodotti da sforzi intensi e brevi. Anche la componente energetica ha un ruolo centrale, unito a un’azione preventiva antiinfiammatoria su legamenti e articolazioni. Negli ultimi anni è cresciuto il rischio di sovraccarico funzionale e di conseguenti infortuni; è aumentata inoltre l’attenzione all’atleticità e la composizione fisica ideale dei rugbisti sta gradualmente cambiando. Infatti, mentre prima non si poneva particolare attenzione alla composizione corporea, privilegiando la quantità alla qualità della struttura fisica, attualmente la “selezione fisica” degli atleti è sempre più specifica. Infatti a differenza di altri sport di movimento e contatto, nel rugby la fisicità di un giocatore può assumere un’importanza fondamentale, sia sotto il profilo agonistico sia per la prevenzioni di infortuni di tipo muscolo-scheletrico. Le lesioni muscolari sono molto comuni negli sport di contatto; costituiscono il 31% di tutte le lesioni nel calcio e la loro alta prevalenza è ben documentata in letteratura internazionale non solo nel calcio ma anche in altri sport come basket, football americano e rugby appunto.
In quest’ottica risulta perciò di fondamentale importanza la sfera nutrizionale, poiché è proprio tramite l’alimentazione che l’atleta rugbista potrà:

  • raggiungere la migliore composizione corporea possibile (specifica per il suo ruolo);
  • assumere e spendere energia in modo efficiente;
  • ristorare energie e liquidi persi durante allenamenti e competizioni intense;
  • fornire materiale plastico (soprattutto proteine ed amminoacidi) utili al mantenimento/aumento muscolare e alla riparazione dei micro/macro-traumi specifici e contingenti ad uno sport così fisico.

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Per questi motivi le scelte qualitative/quantitative ed il timing di assunzione di alimenti ed eventualmente di integratori, sono fondamentali per garantire un giusto apporto di nutrienti. L’alimentazione deve essere personalizzata ai giocatori nelle diverse fasi della stagione e nei differenti momenti della giornata. Ad esempio, al fine di massimizzare il recupero post-allenamento/gara, può essere molto utile l’organizzazione di un “short recovery” (reidratazione elettrolitica ed energetica): l’assunzione di liquidi, elettroliti, carboidrati e piccole dosi di proteine entro 30 minuti dalla fine dell’esercizio fornisce i nutrienti necessari al recupero e stimola l’organismo verso una fase anabolica.